Nel regno di Eswatini, già Swaziland, l'assenza è l'unica regola. Passano i giorni senza che una goccia d'acqua esca dai rubinetti; le notti sono inghiottite da un buio totale perché l'energia elettrica è un ricordo lontano o un lusso intermittente. Le tasche sono vuote, le dispense spesso deserte. È, questa, la "normalità" di un paese in cui l'emergenza è quasi la linfa di una quotidianità che spinge la popolazione a capolavori di resistenza. In una delle ultime monarchie assolute del mondo, il contrasto tra i pochi che vivono nel lusso e la grande maggioranza della popolazione che trova riparo nelle capanne di fango e legno è stridente e la vera scommessa non è accumulare oggetti, ma conservare l'umanità sotto il peso della malattia - l'ombra dell'AIDS che tutto avvolge - e della miseria. L'autore ci accompagna in un viaggio in un mondo sottosopra il cui scopo ultimo è scardinare i pregiudizi. La gente di Eswatini non vuole pietà, ma merita ammirazione. Perché la "normalità del disagio" è forse una lezione di vita superiore, un invito a smettere di guardare il mondo con gli occhi di chi deve consumare e iniziare a farlo come chi sa ancora ringraziare per il solo fatto di avere la possibilità di esserci. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.