Le Confessioni d'un italiano, composte tra il 1857 e il 1858, rappresentano il capolavoro di Nievo e uno dei romanzi fondativi della narrativa italiana moderna. Il titolo stesso rivela una scelta ideologica e letteraria di grande rilievo: "italiano" è un termine che precede l'unità politica e indica una coscienza nazionale ancora in formazione, affidata alla memoria individuale e collettiva. Il romanzo si presenta come un'autobiografia fittizia, narrata in prima persona da Carlo Altoviti, che rievoca la propria lunga vita dall'infanzia settecentesca fino alle soglie dell'Italia unita. Attraverso questa voce narrante anziana e disincantata, Nievo costruisce un vasto affresco storico e sociale che attraversa quasi un secolo di storia italiana, dal tramonto della Repubblica di Venezia alle rivoluzioni, dalle occupazioni straniere alle speranze risorgimentali.